DISTURBI DELL'ETÀ ADULTA
DISTURBI DEL TONO DELL’UMORE
DISTURBO BIPOLARE
ll disturbo bipolare è un disturbo caratterizzato da anomale oscillazioni del tono dell’umore. E’ un disturbo molto serio che, se non trattato, può diventare particolarmente grave ed invalidante per la vita della persona che ne soffre.
Queste alterazioni dell’umore comportano dunque un’alterazione di pensieri, emozioni e comportamenti. In sostanza, la persona alterna, con ritmi e intensità diverse, periodi di depressione a periodi di maniacalità. Ad un periodo cioè caratterizzato da profonda tristezza, rallentamento, apatia, ecc. può poi seguire, apparentemente senza motivo, un periodo di eccessivo eccitamento.
Solitamente le fasi depressive tendono a durare più a lungo di quelle maniacali o ipomaniacali. Difatti, le fasi depressiva possono durare qualche settimana o qualche mese, mentre le fasi maniacali durano un paio di settimane. Alle volte il passaggio da una fase all’altra è rapido e immediato, altre volte, invece, si assiste, fra una fase e l’altra, ad un periodo di umore normale.
Vi è inoltre una variabilità nelle alterazioni umorali del disturbo bipolare: le persone infatti possono attraversare, nel corso della vita, fasi ipomaniacali, miste e depressive, oppure avere solo episodi maniacali o ancora, episodi maniacali, depressivi e misti.
Il disturbo bipolare è un disturbo cronico. Il trattamento prevede la riduzione del numero e dell’intensità delle fasi di alterazioni dell’umore e la prevenzione delle ricadute future attraverso un trattamento farmacologico e un percorso di psicoterapia che miri a spiegare a pazienti e familiari la natura e le caratteristiche del disturbo bipolare al fine di garantire la conoscenza della malattia e favorire l’accettazione della stessa, aumentare la motivazione e fornire strategie per gestire le ricadute e riconoscerne i segnali anticipatori così da poter intervenire efficacemente e precocemente.
DEPRESSIONE POST NATALE
La depressione post-natale è un disturbo dell’umore che colpisce alcune donne nei mesi immediatamente successivi al parto e che ha una ricaduta significativa non solo sulla relazione madre-figlio, ma anche sul legame di coppia genitoriale. Infatti, la scoperta di sentimenti ambivalenti, se non addirittura negativi, verso quel bambino magari tanto desiderato può facilmente scatenare paure e sensi di colpa nella madre creandole degli scompensi a livello emotivo, affettivo-relazionale e comportamentale, che spesso si ripercuotono pesantemente sull’intero nucleo familiare.
Tutte le rassegne più importanti (Clinical Evidence, American Psycological Association) dimostrano l’efficacia degli interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale nella cura dei disturbi depressivi, interventi che, nella maggior parte dei casi, risultano validi tanto quanto l’assunzione di farmaci antidepressivi, ma con il vantaggio – non trascurabile – di presentare un numero inferiore di effetti collaterali ed un rischio minore di recidiva.
Conoscere la depressione post-natale permette di distinguere le diverse dimensioni della tristezza nel periodo del post- parto e, di conseguenza, aiuta ad affrontarle nel modo più appropriato e funzionale.
DEPRESSIONE
I sintomi principali di questo disturbo sono quotidiane, durature ed intense sensazioni di tristezza accompagnate da una generale perdita d’interesse per qualsiasi attività.
Le persone che soffrono di depressione, sono portate ad avere una visione negativa di se stessi, di ciò che li circonda e del futuro.
Oltre a questi sintomi primari, normalmente succede che le persone che soffrono di questo disturbo ne presentino altri, quali: aumento o diminuzione dell’appetito, sonno disturbato con risvegli molto presto al mattino o continuo stato di sonnolenza, diminuzione del desiderio sessuale, marcato rallentamento motorio o, al contrario, una marcata agitazione, stanchezza e mancanza di energia, difficoltà a iniziare le attività della vita quotidiana, difficoltà nella concentrazione, una tendenza molto forte ad incolparsi e a svalutarsi.
Chi soffre di depressione può soffrirne in modo acuto (cioè presenta delle fasi di depressione molto acute ed improvvise, che magari tendono a scomparire da sole o con una terapia) oppure soffrirne costantemente, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.
LUTTO IN GRAVIDANZA
Esistono diversi tipi di “perdite” a cui una donna e la coppia può essere esposta:
• Interruzione volontaria di gravidanza
• Aborto spontaneo: arresto della gravidanza prima della ventiduesima settimana di gestazione
• Morte intrauterina: arresto della gravidanza dopo la ventiduesima settimana di gestazione
• Morte in utero precoce: dalla ventiduesima alla ventottesima settimana
• Morte in utero tardiva: dopo la ventottesima settimana
• Lutto perinatale: dalla ventiduesima o ventisettesima settimana di gestazione, fino al primo mese dopo il parto
La perdita di un bambino è riconosciuta come un’esperienza di vita molto difficile, che può spesso causare reazioni di dolore complicato che rischiano di influenzare negativamente il benessere psicologico e fisico. La perdita di un bambino attraverso la morte del feto, l’aborto o la morte neonatale è riconosciuta come un evento traumatico della vita.
Superare il lutto è possibile. Numerose possono essere le difficoltà da affrontare durante il processo di accettazione della perdita, ecco perché è importante rivolgersi a uno specialista.
DISFORIA PREMESTRUALE
Questo disturbo si caratterizza per una marcata labilità affettiva (per es., sbalzi di umore; sentirsi improvvisamente tristi o tendenti al pianto, oppure aumentata sensibilità al rifiuto), marcata irritabilità o rabbia oppure aumento dei conflitti interpersonali, umore marcatamente depresso, sentimenti di disperazione o pensieri autocritici, ansia marcata, tensione e/o sentirsi con i nervi a fior di pelle.
La donna presenta Diminuito interesse nelle attività abituali (per es., lavoro, scuola, amici, hobby), difficoltà soggettiva di concentrazione, letargia, facile faticabilità o marcata mancanza di energia, marcata modificazione dell’appetito; sovralimentazione; o forte desiderio di cibi specifici, ipersonnia o insonnia, senso di sopraffazione o di essere fuori controllo, presenza di sintomi fisici come indolenzimento o tensione del seno, dolore articolare o muscolare, sensazione di “gonfiore” oppure aumento di peso.
I sintomi causano notevole disagio e influenzano negativamente la vita della donna.
DISTIMIA
La distimia è una forma lieve, ma cronica di depressione. I sintomi solitamente durano per almeno due anni e spesso per periodi più lunghi. La distimia interferisce con il funzionamento del soggetto che ne è affetto, compromettendone la qualità di vita. Vi è una tendenza a criticarsi e lamentarsi costantemente e questo rende chi ne è affetto incapace di trarre piacere dalle attività di ogni giorno. Il disturbo può insorgere precocemente (prima dei 21 anni) o tardivamente (21 anni o oltre). Per fare diagnosi di distimia, una persona deve sentirsi depressa per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, per almeno due anni. Non deve esserci un periodo libero da sintomi più lungo di due mesi e il soggetto deve avere almeno due dei seguenti sintomi:
• Scarso appetito o iperfagia;
• Insonnia o ipersonnia;
• Scarsa energia o astenia;
• Bassa autostima;
• Difficoltà di concentrazione o indecisione;
• Sentimenti di disperazione.
PSICOTERAPIA DI COPPIA
La Terapia Cognitivo Comportamentale per la coppia nasce come intervento a breve termine: un processo attivo e direttivo di educazione della coppia su specifici aspetti che possono contribuire alle problematiche della relazione.
È orientata alle difficoltà focalizzandosi sia sui problemi nascosti che sui più ovvi.
Il terapeuta affiancherà la coppia nel proprio processo di cambiamento. Come primo passo, il terapeuta costruirà un rapporto positivo con i membri della coppia e imparerà il loro funzionamento per poi elaborare una proposta di trattamento.
Il lavoro del terapeuta sarà quello di aiutare la coppia a prestare attenzione alle tensioni e ai bisogni reciproci, fornendo loro gli strumenti per affrontarli.
DISTURBI CORRELATI A INTERNET
LA DIPENDENZA DA INTERNET
La dipendenza da Internet viene descritta come “un abuso di questa tecnologia” con delle conseguenze negative importanti sulla propria vita.
I sintomi della dipendenza da Internet sono:
• Il bisogno di trascorrere in rete un tempo sempre maggiore e di connettersi sempre più spesso, per ottenere soddisfazione;
• La marcata riduzione dell’interesse per ogni altra attività che non riguardi l’uso di Internet;
• Se l’abuso viene ridotto o interrotto, la persona sviluppa agitazione, sintomi depressivi e ansiosi, pensieri ossessivi o sogni su quello che sta accadendo in rete;
• L’incapacità di interrompere o tenere sotto controllo l’utilizzo di Internet;
• Continuare ad usare il web nonostante la consapevolezza di aver sviluppato dei problemi di ordine sociale, psicologico e fisico (difficoltà del sonno, problemi familiari e coniugali, problemi lavorativi).
DIPENDENZA DAL SESSO VIRTUALE (CYBERSEXUAL ADDICTION)
Gli individui dipendenti dal sesso virtuale scaricano, utilizzano e scambiano materiale pornografico, frequentano chat erotiche e sono ossessionate dal sesso virtuale e dal materiale pornografico. Questo utilizzo diviene patologico quando la persona non riesce a farne a meno, nonostante le evidenti conseguenze negative sulla propria vita, a livello personale, sociale e lavorativo. Le persone dipendenti dal sesso virtuale sviluppano: dipendenza fisica, segretezza rispetto alla dipendenza, negazione del problema e contraddizione delle proprie convinzioni etiche, cioè i comportamenti delle persone dipendenti dal sesso virtuale non coincidono con le loro convinzioni morali.
DIPENDENZA DALLE RELAZIONI VIRTUALI (CYBER – RELATIONAL ADDICTION)
Nella dipendenza da relazioni virtuali le persone sviluppano un coinvolgimento eccessivo in questo tipo di relazioni, affettive e/o adultere, nate sul web e mantenute attraverso chat, email e social network.
La cyber – relational addiction consiste nella compulsione ad instaurare relazioni esclusivamente (o quasi) attraverso il web. Le persone affette da dipendenza cyber-relazionale trascorrono una grande quantità di tempo all’interno di Chat Room, servizi di Instant Messaging o Social Network. La fonte principale di gratificazione relazionale deriva dall’utilizzo di social network a scapito dei rapporti reali, familiari e sociali e che molto spesso portano a veri e propri adulteri, rotture relazionali e familiari.
Le relazioni quotidiane reali diventano meno importanti,vengono limitate o addirittura interrotte. Le relazioni instaurate via internet diventano quelle “reali”, le uniche gratificanti. L’anonimità che caratterizza soprattutto i forum fa sì che si possano esprimere le proprie convinzioni e inclinazioni in modo più libero e disimpegnato.
La dipendenza da relazioni instaurate sul web ha delle caratteristiche specifiche:
• La persona ha bisogno di passare molto tempo in rete per intraprendere e mantenere relazioni amicali e/o sentimentali;
• Si verifica una perdita di interesse per le relazioni amicali e/o sentimentali offline (nel mondo esterno);
• La persona dipendente dalle relazioni online ha più volte tentato, senza successo, di controllare, ridurre o interrompere il suo accesso alla rete
DIPENDENZA DAL GIOCO ONLINE (NET GAMING ADDICTION)
In questa categoria di dipendenza da Internet sono inclusi comportamenti che vanno dal gioco d’azzardo ai videogames. Da diversi anni, ormai, gli studi mostrano come la dipendenza da giochi online sia associata a gravi conseguenze per la salute psicofisica della persona:
• Drastica riduzione delle relazioni interpersonali;
• Riduzione/assenza di hobbies;
• Cattiva igiene del sonno;
• Calo delle prestazioni lavorative;
• Calo nelle prestazioni accademiche;
• Calo nelle abilità attentive;
• Aumento dell’aggressività e dell’ostilità;
• Aumento dello stress;
• Calo della memoria;
• Aumento della solitudine;
• Aumento di peso.
A livello comportamentale, la persona è totalmente assorbita dal gioco, il gioco è un modo per fuggire dalla realtà e permette di provare emozioni piacevoli. La persona ha bisogno di prolungare il tempo passato a giocare per sentire gli effetti positivi su di sé (emozioni piacevoli). La persona si sente ansiosa, depressa e irritabile se non può giocare. Emerge un significativo ritiro sociale e nonostante la persona capisca la gravità della sua situazione e smetta per un po’ di giocare, non riesce mai ad interrompere completamente.
DIPENDENZA DA SHOPPING COMPULSIVO ONLINE (ONLINE SHOPPING ADDICTION)
Le persone che presentano una dipendenza da shopping compulsivo online non comprano per il piacere di fare un nuovo acquisto, ma sperimentano uno stato di tensione crescente, per cui il desiderio di comprare si trasforma in un impulso irrefrenabile. Vengono acquistati oggetti di ogni tipo che, molto spesso, vengono subito messi da parte o buttati via e la persona prova profondi sensi di colpa e vergogna.
• La preoccupazione, l’impulso o il comportamento del comprare online sono vissuti come irresistibili, intrusivi o insensati;
• Il comprare frequentemente oggetti inutili, al di sopra delle proprie possibilità;
• La preoccupazione, l’impulso o l’atto del comprare in rete causano stress, interferiscono significativamente con il funzionamento sociale e lavorativo o determinano problemi finanziari (indebitamento o bancarotta);
• Il comprare in maniera eccessiva non si presenta esclusivamente durante i periodi di mania o ipomania (nel caso di un disturbo dell’umore bipolare).
DIPENDENZA DA RICERCA DI INFORMAZIONI (INFORMATION OVERLOAD)
L’abbondanza di informazioni su Internet ha creato un nuovo comportamento compulsivo, legato alla ricerca sul web o al fenomeno del “web surfing” (scorrere da una pagina all’altra senza soluzione di continuità ed in modo automatico). Le persone dipendenti dalla ricerca di informazioni trascorrono una quantità di tempo sempre maggiore nell’attività di ricerca ed organizzazione delle informazioni.
Le persone presentano:
1. Necessità di passare molto tempo in rete per trovare notizie, aggiornamenti o qualsiasi altra informazione;
2. Tentativi falliti di controllare, ridurre o interrompere l’attività di ricerca in rete;
3. Perseverare nell’attività di ricerca nonostante questa comporti una notevole quantità di problemi sul piano sociale, familiare ed economico.
DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
ANORESSIA
Il disturbo è caratterizzato da una intensa paura di ingrassare e da una attenzione eccessiva per il proprio peso e le forme del corpo che si manifesta attraverso comportamenti problematici quali la restrizione alimentare (diminuzione delle quantità di cibo assunte), il digiuno, l’attività fisica intensa e prolungata, i controlli continui del corpo (pesarsi costantemente, osservare scrupolosamente allo specchio e misurare il proprio corpo o alcune parti di esso, ecc.).
L’anoressica ricerca la magrezza tanto che i pensieri riguardo il cibo e il suo controllo divengono talmente pervasivi, così fortemente presenti nella mente da non lasciare spazio ad altro.
L’anoressia nervosa insorge durante l’adolescenza e sembra colpire prevalentemente il sesso femminile. L’inizio è solitamente segnato da una dieta dimagrante. Al contrario della maggior parte delle persone che si stanca dei sacrifici e delle restrizioni alimentari della dieta ricominciando a mangiare, una percentuale di ragazze riesce invece a seguire tale regime alimentare in maniera rigida e inflessibile, aumentando la motivazione e la soddisfazione proprio grazie al peso perduto e perpetrando la restrizione alimentare nonostante lo stato di magrezza raggiunto in un vero e proprio circolo vizioso.
Secondo le ricerche più recenti non vi sono confini così netti fra i diversi Disturbi del comportamento alimentare, il che vuol dire che le/i pazienti possono transitare da un disturbo all’altro nel corso degli anni (un’anoressia può diventare bulimia e viceversa, ecc.).
BULIMIA
La bulimia nervosa è un disturbo per certi aspetti simile all’anoressia: il nucleo centrale di entrambe le patologie è rappresentato da una paura morbosa di aumentare di peso e di essere sovrappeso; il peso e la forma del corpo influenzano in modo eccessivo e inadeguato la valutazione della stima di sé. Si tratta generalmente di persone, per lo più di sesso femminile, con un peso corporeo nella norma. L’esordio può essere inizialmente simile all’anoressia, caratterizzato da una intensa volontà a perdere peso e da una forte insoddisfazione per il proprio corpo; il decorso invece è diverso, spesso la persona che soffre di bulimia mantiene un peso abbastanza normale alternando tentativi di dimagrire con abbuffate e condotte di compenso (principalmente il vomito indotto).
Pertanto, mentre l’anoressia si presenta tipicamente all’inizio della adolescenza, la bulimia compare più frequentemente in un età che coincide con la fine degli studi liceali, quando L’insorgenza della bulimia è spesso preceduta, più che nell’anoressia, da ripetuti tentativi di dieta (comportamento definito come “dieting”) che solitamente falliscono entro breve tempo. Sono ragazze molto insoddisfatte del proprio corpo e del peso, con alle spalle già alcuni tentativi di dimagrire. La ragazza si mette a dieta e in un primo tempo riesce a ottenere il calo di qualche chilogrammo ma poi non riesce a mantenere il risultato, riprende a mangiare troppo, recupera peso e perde il controllo della situazione. A questo punto scopre che può procurarsi il vomito, rimedio efficace a vincere la paura che la perdita di controllo del cibo le causa. La delusione di aver mangiato come non voleva, la paura di ingrassare, il senso di colpa per la propria incapacità di controllo porta la ragazza a rimediare sempre con la speranza di dimagrire, eliminando con il vomito il cibo ingerito in una sorta di dieta estrema.
DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA
ABBUFFATE (IL BINGE EATING)
Il disturbo di Binge Eating è caratterizzato da ricorrenti abbuffate (mangiare una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto alla normalità in un periodo di tempo inferiore alle due ore).
La persona tende a:
• Mangiare molto più rapidamente del normale;
• Mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni;
• Mangiare grandi quantità di cibo anche se non si è affamati;
• Mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando;
• Sentirsi in colpa per l’abbuffata.
PICA
la Pica è un disturbo caratterizzato dalla persistente ingestione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili, per un periodo di almeno 1 mese. Tale ingestione non è plausibile con l’età di sviluppo della persona ne può essere giustificata da alcuna pratica culturale o sociale. Solitamente le sostanze ingerite tendono a variare con l’età.
IL DISTURBO EVITANTE/RESTRITTIVO DELL’ASSUNZIONE DI CIBO
A soffrire di questo disturbo sono bambini e adolescenti i quali possono apparire come scarsamente interessati al cibo, tanto da evitarlo per le sue caratteristiche sensoriali (ipersensibilità al colore, odore, consistenza, temperatura) o per le possibili conseguenze negative che possono avverarsi nel mangiarlo.
Il bambino con questo disturbo può apparire ai genitori come irritabile e difficile da confortare durante la nutrizione, apatico e chiuso in se stesso. Anche una cattiva interazione tra genitore-bambino può giocare un ruolo importante nel mantenimento del disturbo: ne sono degli esempi offrire il cibo in modo inadeguato oppure interpretare il comportamento del bambino come aggressivo o di rifiuto.
OBESITA’ E SOVRAPPESO
Le più recenti evidenze scientifiche indicano che la diffusione del sovrappeso e dell’obesità sta aumentando drammaticamente in tutto il mondo e che il problema sta rapidamente crescendo nei bambini e negli adulti.
Il sovrappeso è uno dei principali problemi di salute pubblica. La psicoterapia offre un aiuto concreto per garantire un benessere fisico e psicologico.
SINDROME DEL COLON IRRITABILE (IRRITABLE BOWEL SYNDROME)
La Sindrome del Colon Irritabile (o Irritable Bowel SYndrome-IBS in inglese) è una patologia relativamente recente dal punto di vista della definizione diagnostica.
È il disturbo più comune che riguarda il colon ed è associato con due o più dei seguenti sintomi, di cui almeno uno, si dovrebbe verificare una volta su quattro:
• Dolore o disagio addominale, alleviato con la defecazione;
• Cambiamento nella frequenza delle feci;
• Alterazione dell’aspetto, del colore e dell’odore delle feci (feci dure, sciolte o acquose);
• Alterazione del passaggio delle feci (con sforzo o urgenza, con la sensazione di evacuazione incompleta);
• Produzione di muco;
• Rigonfiamento o sensazione di rigonfiamento addominale.
I sintomi devono essere continui o verificarsi per almeno 3 mesi.
Altri sintomi somatici presenti nell’IBS sono:
• Flatulenza;
• Mal di testa;
• Letargia;
• Frequenza ad urinare;
• Mal di schiena.
I sintomi psichici più frequentemente rilevati sono ansia e depressione.
DISTURBO DEL CONTROLLO DEGLI IMPULSI
CLEPTOMANIA
La persona con cleptomania è mossa da un impulso incontrollabile che la spinge a rubare oggetti nonostante questi non rappresentino dei beni utili, necessari o di valore per lei. Nonostante vi sia la consapevolezza di mettere in atto una condotta sbagliata e si rintracci una marcata sofferenza (ansia, colpa, tristezza) per le azioni commesse, la persona sperimenta una marcata difficoltà a interrompere questo comportamento.
La persona affetta da cleptomania non riesce a resistere all’impulso di rubare, nonostante provi a farlo. Prima di commettere il furto sperimenta una sensazione di tensione, dopo aver rubato invece prova marcato sollievo e si sente gratificata. Il comportamento è quasi sempre non pianificato e la persona non si avvale di complici per commettere il furto. La cleptomania determina problemi nella vita della persona, in quanto da una parte emerge la preoccupazione e l’autocritica per le conseguenze delle proprie azioni e dall’altra si vengono ad aggiungere, nel tempo, problemi legali, familiari e occupazionali.
GIOCO D’AZZARDO
La persona con disturbo da gioco d’azzardo sperimenta un’incontrollabile urgenza di giocare d’azzardo e una marcata difficoltà a interrompere questo comportamento. Il disturbo è caratterizzato da un pattern progressivo e maladattivo di comportamenti che determina, con il tempo, la perdita delle relazioni, del lavoro, delle opportunità di carriera e che, in alcuni casi, porta la persona a mettere in atto di una serie di condotte illegali (come falsificazione, furto o frode).
La persona, per giocare d’azzardo spende quantità crescenti di denaro e questo comportamento induce alti livelli di eccitazione. Un fenomeno che si manifesta spesso è “la rincorsa delle proprie perdite” per cui il giocatore è mosso dalla necessità di giocare e di rischiare sempre di più allo scopo di annullare le perdite precedenti. Nella maggior parte dei casi, nonostante la persona tenti ripetutamente di controllare o ridurre il comportamento non riesce a farlo, perché nel momento in cui prova a interrompere questo comportamento diventa irrequieta e irritabile. Solitamente la condotta viene messa in atto quando vengono sperimentate emozioni negative come ansia, tristezza, senso di colpa, ecc.
TRICOTILLOMANIA
La tricotillomania, o disturbo da strappamento di peli, si manifesta nell’eccessivo e ricorrente comportamento della persona di strapparsi capelli o peli. Chi ne è affetto può dedicare a questa condotta dei brevi ma ricorrenti periodi di tempo durante la giornata o può farlo con meno frequenza ma, in questo caso, la durata dell’episodio può estendersi anche per delle ore. Prima e durante gli episodi le persone possono sperimentare diverse emozioni intense come ansia, noia, agitazione, ma anche piacere e sollievo nel momento in cui i peli o i capelli vengono strappati.
I sintomi caratteristici del disturbo possono essere presenti da mesi o addirittura da anni. Nella maggior parte dei casi la comparsa avviene durante l’adolescenza e il suo decorso è cronico.
DIPENDENZA DA INTERNET
La dipendenza da Internet viene descritta come “un abuso di questa tecnologia” con delle conseguenze negative importanti sulla propria vita. I sintomi della dipendenza da Internet sono:
• Il bisogno di trascorrere in rete un tempo sempre maggiore e di connettersi sempre più spesso, per ottenere soddisfazione;
• La marcata riduzione dell’interesse per ogni altra attività che non riguardi l’uso di Internet;
• Se l’abuso viene ridotto o interrotto, la persona sviluppa agitazione, sintomi depressivi e ansiosi, pensieri ossessivi o sogni su quello che sta accadendo in rete;
• L’incapacità di interrompere o tenere sotto controllo l’utilizzo di Internet;
• Continuare ad usare il web nonostante la consapevolezza di aver sviluppato dei problemi di ordine sociale, psicologico e fisico (difficoltà del sonno, problemi familiari e coniugali, problemi lavorativi).
DIPENDENZA DA SOSTANZA
Per poter formulare una diagnosi di un disturbo dovuto all’abuso di una sostanza, devono essere presenti almeno 2 dei seguenti 11 sintomi, manifestandosi in un arco temporale di 12 mesi:
• Consumo della sostanza in quantità maggiori di quelle pianificate
• Desiderio di interromperne l’assunzione o tentativi fallimentari di controllarne l’utilizzo
• Grande quantità di tempo impiegata nell’assunzione della sostanza o in azioni finalizzate a ottenerla
• Fallimento nell’adempiere al proprio ruolo a casa, sul lavoro o a scuola a causa della sostanza
• “Craving” o desiderio o impulso incontrollabile di procurarsi la sostanza
• Mancata interruzione dell’abuso della sostanza, nonostante i problemi di salute che ne derivano
• Mancata interruzione dell’uso della sostanza, nonostante i suoi effetti negativi sulle relazioni interpersonali
• Utilizzo ripetuto della sostanza in circostanze pericolose
• Abbandono o riduzione delle attività quotidiane dovuti alla sostanza di abuso
• Sviluppo della tolleranza alla sostanza, definita nelle seguenti modalità:
• Bisogno di utilizzare quantità crescenti della sostanza per ottenere l’effetto desiderato
• Diminuzione nel tempo dell’effetto della sostanza
• Sintomi dell’astinenza al cessare dell’assunzione, tipicamente: ansia; irritabilità; nausea/ vomito; tremori, spossatezza.
DIPENDENZA SESSUALE
Dipendenza è un termine che viene abitualmente associato a comportamenti compulsivi, o fuori dal controllo della persona. Essi si esprimono in:
• Perdita di controllo: si può manifestare come un desiderio persistente di ripetere il comportamento, oppure come un’incapacità di controllarlo o interromperlo;
• Perpetuazione del comportamento: nonostante le conseguenze negative, come arresto, problemi finanziari o coniugali, il comportamento si ripete;
• Ossessione o preoccupazione: costante ed eccessiva riguardo il perpetuare o interrompere il comportamento.
Non è, quindi, il tipo di comportamento che definisce la dipendenza, ma la percezione di incontrollabilità. Il problema è definito, infatti, dalla relazione della persona con quel particolare atto. Tra i comportamenti sessuali che più frequentemente diventano oggetto di dipendenza possono essere elencati:
• Pornografia
• Masturbazione
• Chat erotiche
• Telefoni erotici
• Prostituzione
• Cinema erotici
• Esibizionismo o voyerismo
• Pratiche feticiste
• Zoofilia
• Sesso online
• Partner sessuali multipli
Ogni dipendenza ha una funzione, la dipendenza sessuale rappresenta un meccanismo per gestire gli eventi negativi della vita. Il comportamento sessuale compulsivo, dunque, è una strategia utilizzata per alleviare le emozioni negative e generarne di positive.
DIPENDENZA AFFETTIVA
I segni e i sintomi della dipendenza affettiva includono:
• Il piacere derivante dall’oggetto della dipendenza;
• Tolleranza: il bisogno costante di aumentare il tempo trascorso con il partner diminuendo, parallelamente, il tempo investito in attività autonome o contatti con altre persone;
• Astinenza: la comparsa di emozioni negative molto intense, come ansia, panico, depressione, quando il partner è fisicamente o emotivamente distante;
• Perdita di controllo: l’incapacità di riflettere in maniera lucida sulla propria situazione e di controllare i propri comportamenti, alternata a momenti di lucidità in cui la persona dipendente sperimenta vergogna e rimorso.
Per il dipendente affettivo Le emozioni del partner hanno più importanza rispetto alle proprie, la stima di sé dipende dall’approvazione dell’altro, prendere una posizione o una decisione diventa difficoltoso e causa forti sensi di colpa, la paura di essere abbandonati è talmente intensa che la maggior parte dei comportamenti hanno la funzione di evitare la solitudine e il rifiuto, riconoscere ed esprimere i propri pensieri ed emozioni è difficile o spaventoso, la maggior parte del proprio tempo viene impiegato per controllare il partner, le conseguenze negative che la relazione produce in tutti gli altri ambiti vengono ignorate.
DISTURBI DEL SONNO
INSONNIA
L’insonnia può essere definita come una difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, tale che esso risulta di durata e/o qualità insoddisfacente.
In particolare, chi soffre di insonnia, riferisce uno o più dei seguenti disturbi relativi al sonno: difficoltà all’addormentamento, difficoltà a mantenere il sonno, risvegli precoci al mattino ed un sonno cronicamente non ristoratore o di scarsa qualità.
In aggiunta ai sintomi notturni, nella maggior parte dei casi, sono presenti anche sintomi diurni, quali ad esempio fatica, irritabilità, sonnolenza, disturbi dell’umore e difficoltà di apprendimento/memoria.
Possiamo dire di avere un problema d’insonnia solo quando un riposo non soddisfacente limita le nostre capacità fisiche e mentali durante la giornata, per un periodo abbastanza lungo.
DISTURBI DA SONNOLENZA ECCESSIVA (IPERSONNIE)
Le ipersonnie sono disturbi che si caratterizzano per una eccessiva sonnolenza diurna non attribuibile a cause mediche, all’assunzione di farmaci o ad altri disturbi del sonno (ad esempio apnee in sonno oppure sindrome delle gambe senza riposo).
Generalmente sono due i disturbi caratterizzati da una sonnolenza eccessiva: l’ipersonnia idiopatica e la narcolessia.
L’ipersonnia idiopatica, può presentarsi con un aumento prolungato della durata del sonno notturno (anche oltre le 10 ore), sonnolenza diurna, e/o sonnellini diurni involontari.
Chi soffre di questo disturbo, nonostante la grande quantità di sonno, non si sente riposato al risveglio e fatica ad alzarsi al mattino.
La Narcolessia è un disturbo grave, invalidante, ma soprattutto cronico, cioè permane per tutta la vita.
Le persone presentano:
• Eccessiva sonnolenza diurna;
• In presenza di forti emozioni (positive o negative) si verifica una perdita delle forze fino a volte anche la caduta a terra;
• Sogni ad occhi aperti, allucinazioni visive anche durante il giorno;
• Pur essendo coscienti, i pazienti sperimentano all’addormentamento e/o al risveglio, incapacità a muoversi, come se fossero paralizzati.
INCUBI NOTTURNI
Gli incubi sono dei sogni, dal contenuto terrifico, accompagnati da sentimenti quali la paura, l’ansia, ma anche rabbia, tristezza, disgusto e altre emozioni sgradevoli che arrivano a svegliare il soggetto disturbandone quindi il sonno.
Gli incubi tendono a presentarsi nelle prime ore dell’alba e si contraddistinguono per la piena consapevolezza al risveglio e per il vivido ricordo del contenuto dell’esperienza terrifica. La durata dell’evento è di norma breve, 4-15 minuti, ma spesso, dopo l’episodio, il soggetto può faticare a riaddormentarsi.
DISTURBI D’ANSIA
DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO
Il carattere distintivo di questo disturbo è una preoccupazione cronica, incontrollabile, per qualsiasi genere di circostanza o attività; per esempio, queste persone possono essere costantemente terrorizzate dalla possibilità che possa accadere qualcosa di terribile ad una persona cara. Sono spesso riferiti alcuni sintomi somatici quali sudorazione, vampate di rossore, batticuore, nausea, diarrea, sensazione di freddo, mani appiccicose, bocca secca, nodo alla gola, respiro poco profondo, pollachiuria (aumento della frequenza delle urine). Ciò è dovuto a una iperattività del sistema nervoso autonomo. Anche la frequenza del polso e la respirazione possono essere elevate. A volte vengono lamentati disturbi alla muscolatura scheletrica: tensione e dolori muscolari, soprattutto nella zona della nuca e delle spalle; tic alle palpebre e in altre parti del corpo; facile affaticabilità e incapacità a rilassarsi.
Durante un programma di trattamento Cognitivo-Comportamentale vengono date informazioni circa il disturbo, la natura dell’ansia e delle preoccupazioni, il circolo disfunzionale che scatena e mantiene il disturbo, le tecniche di rilassamento al fine di ridurre i fastidiosi e spesso limitanti sintomi fisici determinati dall’ansia al fine di raggiungere uno stato mentale sereno, libero dai pensieri disfunzionali. Il trattamento cognitivo comportamentale è spesso integrato con i protocolli basati sulla mindfulness.
FOBIA SPECIFICA
L a fobia specifica è la paura eccessiva e irragionevole di un oggetto o di una situazione, paura solitamente associata ad un evitamento dell’oggetto o situazione fobica
ANSIA SOCIALE
L‘ansia sociale è un disturbo particolarmente diffuso nella società attuale. Le persone che ne soffrono si sentono fortemente insicure e temono di non essere all’altezza delle situazioni interpersonali, lavorative o di altro tipo. Sono particolarmente attente alla propria prestazione e temono di subire giudizi e critiche negative. Le paure possono manifestarsi in varie situazioni sociali: parlare in pubblico, andare a una festa, scrivere o firmare davanti a qualcuno, fare la fila, usare il telefono in presenza di altri, mangiare o bere in pubblico, usare mezzi di trasporto pubblico, usare bagni pubblici. Si parla di ansia sociale specifica se è circoscritta ad una singola situazione sociale (per esempio l’ansia si manifesta solo nelle situazioni in cui occorre parlare in pubblico) mentre si parla di ansia generalizzata se riguarda più situazioni.
I programmi di trattamento cognitivo-comportamentale hanno una efficacia dimostrata nella terapia della fobia sociale. Solitamente l’intervento comprende la psicoeducazione, le tecniche di gestione dell’ansia, la ristrutturazione cognitiva, l’esposizione graduale alle situazioni temute, un training di assertività (allenamento sulle tecniche di comunicazione)
ATTACCHI DI PANICO
L’ansia non è dannosa. Non può causare danni fisici o mentali, ma può rendere la vita difficile quando è fuori dal nostro controllo, fino a provocare gli attacchi di panico. In questo caso, pensare o fare persino la cosa più semplice può diventare uno sforzo enorme. I sintomi fisici più comuni sono:
• sensazione di soffocare; fame d’aria o sensazione di non riuscire a respirare; tachicardia, dolori al petto; mal di testa, senso di confusione e disorientamento; sensazione di dover andare in bagno; tremori, sudorazione eccessiva, vertigini, debolezza, sensazione di perdita di controllo, paura di svenire, debolezza.
Non è facile prevedere un attacco di panico ed è per questo motivo che creano un forte disagio in chi ne soffre. Di solito esiste un fattore scatenante, anche quando apparentemente non è riconoscibile. Dopo il primo attacco di panico la paura di averne un altro diventa immediatamente predominante. Ecco che il singolo episodio può sfociare facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, più per “paura della paura” che altro.
In alcuni casi gli attacchi di panico possono portare gli individui a soffrire di agorafobia. In questo caso la diagnosi è di Disturbo da Attacchi di Panico con Agorafobia. Diventa cosi quasi impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via. Il disturbo può essere vissuto come una sorta di schiavitù e può coinvolgere amici e familiari.
IPOCONDRIA
L’ipocondria è un disturbo di eccessiva, persistente e sproporzionata preoccupazione per la salute. Chi ne è affetto occupa molto del proprio tempo ed energie a pensare alla propria salute in vari modi e a cercare aiuto o rassicurazioni sui propri sintomi rivolgendosi a professionisti e/o familiari, oppure, mediante intensive ricerche di informazioni su internet. Ciò compromette la vita delle persone che ne soffrono.
Nelle persone con ipocondria si rintracciano:
• Marcata preoccupazione di avere una grave malattia, che può essere accompagnata o meno da sintomi somatici;
• Livelli molto alti di ansia per il proprio stato di salute;
• Costante e intensiva messa in atto di comportamenti correlati alla salute o di evitamenti di situazioni e luoghi (evitare gli ospedali);
• Eccessivo dispendio di tempo e di energie per questioni/preoccupazioni riguardanti la salute.
TRAUMA E ABUSO
Il trauma rappresenta forse ancora oggi la causa di sofferenza umana maggiormente incompresa, sottovalutata e per questo difficilmente trattata.
Le conseguenze psicologiche e fisiche del trauma sono state clinicamente classificate nel corso degli anni in differenti modi:
• Disturbo da stress post-traumatico (Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD);
• Disturbo da stress post-traumatico Complesso (Complex Post-Traumatic Stress Disorder, CPTSD);
• Disturbo correlato a eventi traumatici e stressanti con altra specificazione/senza altra specificazione (Other Specified/Unspecified Trauma and Stressor-Related Disorder), precedentemente raggruppati nel Disturbo da Stress Estremo Non Altrimenti Specificato (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified, DESNOS);
• Disturbo Traumatico dello Sviluppo (Developmental Trauma Disorder, DTD);
• Sottotipo Dissociativo del PTSD (DID, depersonalizzazione/derealizzazione, amnesia dissociativa).
Un trauma è un qualsiasi evento stressante che, nell’esperienza di chi lo vive, stravolge totalmente le normali risorse di fronteggiamento. Come conseguenza la persona vive un senso di impotenza, paura intensa o terrore. Un trauma può riguardare una minaccia reale, o percepita, alla nostra o altrui integrità fisica o anche una minaccia di morte. Anche l’essere stati testimoni di un evento traumatico accaduto ad un’altra persona può portare a reazioni traumatiche in colui che ha assistito. Gli eventi traumatici più comuni sono: esperienze di guerra, aggressioni fisiche o psicologiche, abusi sessuali, incidenti stradali, aerei o ferroviari, uccisioni, ferimenti, rapine, incendi, terremoti, inondazioni e uragani, emarginazioni e umiliazioni nel posto di lavoro. Possono inoltre essere vissuti come esperienze traumatiche, anche eventi della vita quali un divorzio, la disoccupazione, un aborto spontaneo, il parto di un figlio nato morto o la scomparsa improvvisa di un congiunto o di una persona amata, la cui gravità potrà dipendere dalle particolari circostanze in cui si sono verificate queste esperienze.
Tali eventi traumatici producono in tutti gli individui che li subiscono forti reazioni emotive, soprattutto subito dopo l’evento. Nella maggioranza dei casi però le persone si riprendono e gradualmente la loro vita torna alla normalità. In altri casi invece, la persona, anche a distanza di mesi o anni dal trauma, comincia a mostrare i sintomi del disturbo post-traumatico: ricordi o immagini angosciose dell’evento, incubi, flashback (rivivere l’evento nell’immaginazione), ansia, rabbia, senso di colpa, sudorazione, tensione al riaffiorare del ricordo, evitamento di tutto ciò che ricorda l’evento, vuoti di memoria, perdita d’interesse per le cose quotidiane, sensazione di essere distaccato dalle persone amate, demoralizzazione, difficoltà nell’immaginare il futuro, disturbi del sonno, irritabilità, rabbia, problemi di concentrazione, continuo stato di allarme.
I disturbi correlati al trauma possono essere affrontati attraverso l’utilizzo del protocollo EMDR.
I DISTURBI DISSOCIATIVI NEL TRAUMA
I Disturbi Dissociativi sono caratterizzati da una fuga involontaria dalla realtà che si configura attraverso una disconnessione tra pensieri, identità, coscienza e memoria.
Persone di tutte le età, razza, etnia e classe socio-economica possono sperimentare un Disturbo Dissociativo. I Disturbi Dissociativi sono:
• Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID);
• Amnesia Dissociativa, che ora comprende anche la Fuga Dissociativa;
• Disturbo di Depersonalizzazione e Derealizzazione;
• Altre forme di Disturbo Dissociativo Specifico;
• Disturbo Dissociativo Non Specifico.
Vi è una stretta correlazione tra trauma, abuso (specialmente in età infantile) e lo sviluppo di un Disturbo Dissociativo come strumentale al tentativo di controllo delle memorie traumatiche attraverso il distacco dalle stesse. Le situazioni di stress, anche minime, possono peggiorarne i sintomi.
PSICONCOLOGIA
Le persone che hanno affrontato una storia di diagnosi di tumore o cancro necessitano di interventi volti a gestire lo stress nei vari momenti dell’iter terapeutico.
È fondamentale mantenere e/o ristabilire la qualità di vita antecedente alla diagnosi, sviluppare modalità più funzionali e positive per affrontare la malattia, fronteggiare il passaggio dall’essere sani all’essere malati, convivere con una sensazione d’incertezza caratterizzata dalla minaccia della morte.
DISTURBI DELLE FUNZIONI COGNITIVE
L’invecchiamento e lesioni cerebrali di varia origine e natura possono causare alterazioni più o meno gravi delle funzioni cognitive, come la memoria, l’attenzione o la concentrazione. Il peggioramento di queste capacità rende molto più difficile lo svolgimento delle normali attività quotidiane, diminuendo così l’ autonomia e l’autoefficacia percepita e, di conseguenza, l’umore e la qualità di vita della persona. Non va dimenticato inoltre che spesso, come nei casi delle demenze senili, il problema non è transitorio, ma permanente e ingravescente.
La Neuropsicologia è un’attività clinica di diagnosi e cura dei processi cognitivi, comportamentali, affettivi e relazionali. Lo psicologo esperto in Neuropsicologia pianifica, esegue e valuta gli interventi terapeutici adeguati, che vanno decisi dopo un’esaustiva valutazione neuropsicologica, la quale prevede l’esplorazione di diverse aree cognitive allo scopo di individuare la presenza di deficit in più aree di funzionamento, dovute al normale invecchiamento cerebrale o a lesioni cerebrali di varia natura (traumi cranici, emorragie, neoplasie cerebrali o patologie neurodegenerative). Si sviluppa attraverso il colloquio clinico preliminare e la successiva somministrazione di test standardizzati. A seguito della valutazione neuropsicologica i procederà con il trattamento riabilitativo.
Le tecniche di riabilitazione cognitiva possono essere distinte in due categorie: 1) Riabilitazione neuropsicologica: consiste in esercizi per le funzioni cognitive (memoria, attenzione, orientamento spaziale e temporale, linguaggio) scelti ad hoc per il paziente in base alle funzioni cognitive danneggiate.
2) Stimolazione neuropsicologica: è una forma di intervento orientato al benessere complessivo della persona, in modo da incrementare il coinvolgimento in compiti finalizzati alla riattivazione delle competenze residue, al rallentamento della perdita funzionale delle abilità cognitive (memoria, attenzione, orientamento spaziale e temporale, linguaggio) e al mantenimento dell’autonomia del paziente il più a lungo possibile, soprattutto nel paziente anziano con deterioramento cognitivo, Alzheimer, ma anche per anziani sani che sentono il bisogno di “allenare” la loro mente. Prevede anch’essa incontri a cadenza settimanale o bisettimanale.
INTERVENTO PSICOLOGICO PER L’ANZIANO
L’intervento psicologico per l’anziano aiuta a promuovere la salute ed il benessere nel corso di vita, ad assicurare l’accesso universale ai servizi di cura, a fornire servizi specifici per le persone anziane con HIV o AIDS. È importante incontrare i bisogni psichici delle persone anziane, soprattutto, laddove le persone abbiano disabilità.
DISTURBI DI PERONALITÀ
Ciascuno di noi possiede una personalità, possiede cioè un insieme di caratteristiche specifiche sulla base delle quali agisce nel mondo. Proprio grazie ai propri tratti personalistici, ognuno di noi agisce, pensa, interpreta e valuta ciò che gli accade.
La personalità è dunque frutto dell’interazione fra il temperamento, che è innato, e le esperienza vissute con gli altri e con gli eventi dell’ambiente circostante.
Le nostre modalità di relazione (con gli altri e con il mondo) sono flessibili e variano sulla base del contesto e delle situazioni che affrontiamo, questa flessibilità è una enorme e fondamentale risorsa vista la molteplicità di stimoli che quotidianamente riempiono le nostre vite.
Questa flessibilità è proprio ciò che manca a chi ha un Disturbo di personalità. Questi soggetti sono infatti caratterizzati da tratti rigidi e invariabili, da modalità di relazione (pensieri e comportamenti rigidi) cioè che non dipendono dal contesto, ma che si perpetuano sempre uguali a se stesse in maniera disfunzionale e controproducente.
Nonostante il DSM-IV/TR (Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali) classifichi i Disturbi di personalità in tre categorie sulla base dei tratti predominanti, questi soggetti condividono una generale insoddisfazione per se stessi, per la propria vita e, ovviamente, per le proprie relazioni interpersonali. E’ facile comprendere come le difficoltà di adattamento rendano la vita di queste persone piuttosto difficile e possano esporle alla convinzione di essere malvoluti e malgiudicati dagli altri, alimentando un circolo di sofferenza e insoddisfazione.
Spessissimo inoltre queste persone presentano comorbilità con problematiche legate all’ansia, alla depressione, all’abuso di sostanze e ai problemi alimentari.
Inoltre, una complicazione molto grande è costituita dal fatto che spesso i soggetti con un Disturbo di personalità non si rendono conto che i loro modelli rigide di relazione siano inadeguati e pertanto non ricercano l’aiuto di uno specialista. Il DSM-IV/TR classifica i Disturbi di personalità in 3 gruppi (Cluster A, B, C):
Disturbi caratterizzati da comportamenti strani o bizzarri:
Disturbo paranoide
Disturbo schizoide
Disturbo schizotipico
Disturbi caratterizzati da comportamenti emotivi o drammatici:
Disturbo borderline
Disturbo istrionico
Disturbo narcisistico
Disturbo antisociale
Disturbi caratterizzati da comportamenti ansiosi:
Disturbo evitante
Disturbo dipendente
Disturbo ossessivo compulsivo
Contrariamente a quanto si pensava in passato, la psicoterapia può essere molto efficace nell’aiutare i soggetti con un Disturbo di personalità e la Terapia cognitivo comportamentale rientra sicuramente fra gli approcci più indicati
IPOCONDRIA
La caratteristica essenziale del Disturbo d’ansia di malattia (più comunemente noto come Ipocondria) è la preoccupazione o la convinzione di avere una grave malattia, convinzione basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici. La preoccupazione assume caratteristiche così intense e ossessive da spingere la persona a sottoporsi a continue ed approfondite visite mediche e a numerosi esami strumentali. Tuttavia, questi ripetuti check up e le rassicurazioni dei medici non bastano assolutamente a placare l’ansia della persona. Alle volte la tranquillità è solo momentanea, perché basta un pensiero o la percezione di un lieve sintomo fisico a far ritornare il dubbio circa la possibilità che i medici si siano sbagliati e il circolo ricomincia daccapo. La persona è particolarmente attenta e sensibile alle sensazioni provenienti dal proprio corpo e percepisce eventuali sintomi come segni che confermano l’esistenza di una terribile malattia o della malattia ipotizzata. La preoccupazione può riguardare un organo specifico o una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca). Le persone affette da ipocondria possono inoltre allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, o a causa di osservazioni, sensazioni, o eventi che riguardano il loro corpo. La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita. La persona può restare intrappolata in un circolo vizioso per cui ogni tentativo di rassicurazione è vano e alimenta i dubbi e la paura di avere una malattia.
DISTURBI PSICOSOMATICI
La cefalea, più conosciuta come “mal di testa”, è un disturbo doloroso molto comune. Essa rappresenta infatti una delle patologie maggiormente diffuse al mondo
La cefalea è una patologia dai costi sociali e personali molto elevati: essa determina spesso riduzione e/o complicazione della vita lavorativa, sociale e relazionale della persona, causandole così grande sofferenza e di conseguenza un peggioramento della qualità di vita. Per questi motivi, spesso nei pazienti cefalgici si riscontrano anche difficoltà legate all’ansia e alla depressione e, secondo numerosi studi, tali variabili giocano un ruolo fondamentale sia nella patogenesi che nel mantenimento del problema cefalalgico stesso. La terapia cognitivo-comportamentale, la meditazione di consapevolezza o mindfulness, e le tecniche di rilassamento muscolare si sono dimostrate adatte nel sostenere i pazienti nella “convivenza” con tale patologia, offrire tecniche e strategie per gestire l’ansia e l’umore, migliorare l’aderenza al trattamento farmacologico e prevenire la cronicizzazione della patologia.
DISTURBI DELLA SFERA SESSUALE
I disturbi sessuali sono caratterizzati da un’anomalia del desiderio sessuale e dalle modificazioni psicofisiologiche che caratterizzano il ciclo di risposta sessuale e causano notevole disagio e difficoltà interpersonali (DSM IV).
Le disfunzioni possono avvenire in una o più delle quattro fasi di risposta sessuale. Nella Fase del desiderio, caratterizzata da fantasie sull’attività sessuale e dal desiderio di praticarle, i disturbi sono: desiderio ipoattivo e avversione sessuale, ovvero l’insufficienza o l’assenza di fantasie sessuali e del desiderio di attività sessuale. Questo scarso desiderio può essere rivolto a tutte le forme di espressione sessuale o limitato cioè ad un partner o ad un’attività sessuale specifica. Il disturbo, inoltre, può essere correlato ad altre disfunzioni sessuali, a disturbi mentali o può essere indotto da sostanze, alcol o farmaci. L’avversione sessuale è caratterizzata dall’evitamento del contatto sessuale – genitale o verso tutti gli stimoli sessuali – con un partner. Nella Fase dell’eccitazione, caratterizzata dalle sensazioni di piacere sessuale e dal momento di massimo eccitamento psicofisico, i disturbi sono: disturbo dell’erezione nell’uomo e mancanza di eccitazione e lubrificazione nella donna. Il disturbo dell’erezione è l’incapacità di ottenere un’erezione del pene tale da portare a termine un rapporto sessuale o tale da condurre a termine un rapporto sessuale soddisfacente.
Il disturbo dell’eccitazione femminile si verifica quando la lubrificazione vaginale è costantemente indeguata all’agevole completamento del rapporto. Nella Fase dell’orgasmo, costituita dal picco più alto di piacere sessuale, cioè del raggiungimento del massimo godimento psicofisiologico, i disturbi sono: nell’uomo l’eiaculazione precoce ( esiste anche quella ritardata e quella impossibile o non piacevole), mentre nella donna l’anorgasmia o frigidità.
L’ eiaculazione precoce è una disfunzione in cui pur potendo esistere un’erezione (molte volte però incompleta) si caratterizza per l’emissione di liquido seminale in modo assai rapido a cui segue un’altrettanto veloce detumescenza impedendo così il normale rapporto sessuale. L’ anorgasmia o frigidità è una impossibilità di raggiungere l’orgasmo attraverso il rapporto sessuale con un uomo adulto normale. L’anorgasmia può essere “situazionale” cioè avvenire solo con un partner anziché con altri, in determinati casi. Si può distinguere tra “primitiva” cioè la donna non ha mai avuto un orgasmo fin dai primi rapporti, “secondaria” cioè quando accade successivamente, ed infine “transitoria” se nella storia della donna l’impossibilità è già avvenuta in periodi precedenti ma poi in seguito superata.
E’ interessante notare come la donna anorgasmica sia sessualmente sensibile. Può innamorarsi, provare sensazioni erotiche, avere una copiosa lubrificazione, ma non raggiungere l’orgasmo. Probabilmente questo è dovuto al fatto che le donne devono “imparare” ad avere l’orgasmo, mentre per gli uomini la capacità di raggiungere l’orgasmo è “fisiologica”. La quarta fase della risposta sessuale, Fase della risoluzione, consiste in una sensazione di rilassamento muscolare e di benessere psicofisico generale.
Sempre riguardanti la sfera della sessualità vi sono poi i disturbi da dolore sessuale. La dispaurenia, che colpisce sia il sesso maschile che quello femminile ed è caratterizzata da un rapporto sessuale doloroso; il vaginismo, cioè l’involontaria contrazione delle pareti vaginali che impedisce la normale penetrazione rendendo l’atto sessuale difficoltoso, doloroso e/o impossibile. Sia il desiderio sessuale ipoattivo che i disturbi che avvengono nella fase dell’eccitazione, possono avere una base organica. Una diminuzione del desiderio sessuale può indicare una carenza di androgeni (gli ormoni maschili) dovuta sia a malattie dell’ipofisi (ghiandola del cervello) sia dei testicoli che accompagnano in genere una diminuzione del liquido seminale. La mancanza di erezione può essere causata da malattie endocrine (ipofisi e testicoli), l’abuso di alcuni farmaci (come gli antistaminici, gli antiipertensivi, gli antidepressivi, gli ansiolitici), il diabete avanzato, l’arteriosclerosi, traumi diretti al pene o alla colonna vertebrale lombare, malattie neurologiche, interventi chirurgici, abuso di alcool, droghe.
Escluse quindi le basi organiche, attraverso accurate indagini mediche, si intraprende un percorso di psicoterapia al fine di ottenere la scomparsa dei sintomi e di migliorare la qualità dei rapporti interpersonali, individuali e di coppia. Sinteticamente, le disfunzioni sessuali di cui potresti soffrire sono:
• Disturbo da desiderio ipoattivo (il desiderio sessuale è assente o molto basso);
• Avversione sessuale (sentimenti di ripugnanza nei confronti dell’attività sessuale e/o verso gli organi sessuali);
• Disturbo dell’eccitazione sessuale femminile (mancanza di eccitazione e di attivazione sessuale);
• Disturbo maschile dell’erezione (disfunzione erettile o ‘impotenza’ ovvero incapacità di raggiungere, o di mantenere fino al completamento dell’attività sessuale, un’adeguata erezione;
• Disturbo dell’orgasmo femminile (ricorrente ritardo o assenza dell’orgasmo dopo una fase normale di eccitazione sessuale)
• Disturbo dell’orgasmo maschile (eiaculazione ritardata o ricorrente ritardo o assenza dell’orgasmo dopo una fase normale di eccitazione sessuale);
• Eiaculazione precoce (incapacità di controllare l’eiaculazione così che questa avviene prima che il rapporto sessuale sia concluso o, comunque, soddisfacente);
• Eiaculazione tardiva (nonostante la persona abbia una adeguata stimolazione sessuale e un desiderio a eiaculare non è in grado di portare a termine il rapporto sessuale);
• Eiaculazione dolorosa (una infezione della prostata che può causare dolore durante l’atto eiaculatorio);
• Dispareunia (dolore genitale durante il rapporto sessuale);
• Vaginismo (ricorrenti o persistenti contrazioni involontarie dei muscoli all’ingresso della vagina quando si tenta la penetrazione vaginale con pene, dita, tamponi o speculum);
• Fobie sessuali;
• Il Disturbo d’identità di genere: l’identità di genere si riferisce alla percezione e alla consapevolezza che la persona ha di sé come individuo maschile, femminile o ambivalente, ovvero come persona che non si identifica necessariamente né con il genere femminile né maschile. In quest’ultimo caso si parla di solito di persone transgender, un termine ombrello che definisce tutte le persone che non si riconoscono all’interno dei “normali” generi maschile e femminile, che sono invece considerati come due estremi di un’identità in continuo movimento tra i due poli di maschio e femmina.
DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO
Comportamenti ripetitivi di controllo, atteggiamenti scaramantici, rigore nel programmare tutto e nel mantenere ogni cosa assolutamente pulita e in ordine, sono fenomeni che riguardano moltissime persone. A volte però, queste strategie prendono il sopravvento e diventano delle vere e proprie gabbie, degli automatismi inevitabili, legati a pensieri tanto fissi quanto irrazionali, che possono interferire con le normali relazioni sociali e compromettere la spontaneità e la qualità della vita affettiva, scolastica o lavorativa, costringendo, nelle situazioni più gravi, a ritirarsi da ogni impegno o attività sia ludica che lavorativa.
Le caratteristiche essenziali dei disturbi ossessivo-compulsivi sono: pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che suscitano allarme o paura e costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali. Il DOC, è quindi caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Almeno l’80% delle persone affette da DOC ha sia ossessioni che compulsioni, mentre in meno del 20% si riscontra soltanto una delle due manifestazioni.
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano ripetutamente. Sono al di fuori del controllo di chi le sperimenta e vengono percepite come fastidiose e intrusive; almeno quando le persone non sono assalite dall’ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Spesso le persone che soffrono di DOC si preoccupano in modo eccessivo dello sporco e dei germi o sono ossessionate dall’idea di contaminarsi o contaminare gli altri. Altre volte sono terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno (magari mentre facevano manovra con l’auto per uscire da un parcheggio), di perdere il controllo di sé e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto ciò è lontano dalla realtà. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel “modo giusto”; gli innumerevoli sforzi per contrastarle hanno un successo solo momentaneo.
Le compulsioni, definite anche rituali o cerimoniali, sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni; costituiscono, cioè, un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. Le persone con un’ossessione che riguarda la contaminazione possono lavarsi costantemente le mani fino a provocarsi delle escoriazioni. Altre possono ripetutamente controllare di aver chiuso il gas per la paura ossessiva di far scoppiare la casa o contare oggetti ripetutamente per l’ossessione di averli perduti. In generale, tutte le compulsioni che riguardano la pulizia, il lavaggio, il controllo, l’accumulo, l’ordine, il conteggio e la ripetizione si trasformano in rigide regole di comportamento spesso bizzarre e decisamente eccessive. Le compulsioni assumono spesso un carattere talmente abituale e meccanico che vengono attuate, a scopo preventivo, anche in assenza di ossessioni. Diventano azioni studiate e prestabilite, eseguite con cura meticolosa, che non possono in alcun modo essere interrotte o modificate nella loro sequenza.
Le persone affette da DOC cercano di porre un freno a tali pensieri o di resistere dall’eseguire determinate azioni, ma non vi riescono. Spesso tali azioni aiutano a diminuire l’ansia o la paura o servono a scongiurare un pericolo. Nonostante vengano riconosciuti questi comportamenti come bizzarri o razionalmente inutile non sempre è facile fare a meno di metterli in atto. E’ possibile pensare che per guarire da tali rituali sia necessario essere liberi dalle paure e dalle ossessioni ma questa credenza non fa altro che rinforzare i sintomi e cronicizzare il disturbo. Si tratta di un terribile circolo vizioso che tiene in trappola la persona.
L’efficacia della Terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento del DOC è considerata il trattamento d’elezione per i disturbi di questo tipo. Scopo della TCC è di aiutare la persona a liberarsi dai rituali e dalle ossessioni attraverso varie strategie quali per esempio l’esposizione con prevenzione della risposta. Le persone vengono aiutate ad affrontare e superare tutte le situazioni che scatenano le ossessioni e le compulsioni al fine di risolvere la sintomatologia e a migliorare la qualità della vita
IL DOLORE DELLE DONNE: DALLA MANCATA MATERNITA’ ALLA MENOPAUSA
In letteratura si trovano ormai numerosi studi che trattano della correlazione tra psicologia e infertilità in due direzioni: come causa (gli aspetti psicologici come origine dell’infertilità) o come conseguenza (l’infertilità come fonte di stress e quindi all’origine di disturbi psichici). Diversi studi hanno mostrato che la maggior parte degli individui infertili mostrano alti livelli di ansia, sintomi depressivi, bassa soddisfazione nella vita, senso di colpa, inadeguatezza, problemi relazionali (interni ed esterni alla coppia), problemi sessuali. Come in tutte le situazioni di stress, anche questa condizione fa emergere le risorse e le eventuali disfunzionalità della coppia e dei singoli individui.